Egon Schiele

“Sorry, 100 years old but still too daring today” 

Dopo 100 anni dalla sua scomparsa, Egon Schiele, uno degli artisti più discussi e provocatori del Novecento, torna a catturare l’attenzione del pubblico. 

Egon Schiele nacque a Tulln, una cittadina nei dintorni di Vienna, il 12 giugno 1890. 

Quarto ed ultimo figlio dopo tre sorelle, era un bambino dal carattere timido e riservato.

All’età di quindici anni, dopo la morte del padre, passò sotto la tutela dello zio Leopold che, accortosi del suo talento, lo spinse ad intraprendere una carriera artistica, iscrivendolo all’Accademia delle belle arti di Vienna. 

Ben presto però Egon si rese conto che lo spirito conservatore dell’Accademia gli stava troppo stretto. Fu proprio in quel periodo che conobbe Gustava Klimt, fondamentale per il suo percorso artistico.

Gustave Klimt infatti, in quegli stessi anni insieme ad altri artisti, stava dando vita ad un nuovo gusto rivoluzionario in pittura e in architettura, la cosiddetta “secessione viennese”, il cui obiettivo principale era quello di ribellarsi all’Accademia nazionale che fino ad allora aveva dettato regole e imposto canoni e tecniche.

Tra Schiele e Klimt nacque ben presto una solida amicizia che proseguì per tutta la loro vita. Il loro legame non si limitò solo al campo affettivo ma anche e soprattutto a quello artistico.

L’’influenza di Klimt, nei primi disegni di Schiele, era innegabile nei corpi allungati e nell’attenzione focalizzata sulle mani e sui volti.

La  figura femminile di Klimt era però sempre morbida, raffinata, spesso su fondo dorato. In Schiele no, in lui era tutto più cupo, le sue linee erano più nervose, spezzate, lo sfondo sempre vuoto e freddo. 

Le figure femminili dai corpi lisci e dalle pose contorte simbolizzavano una sessualità inquieta, malinconica, triste. I fisici erano allungati con netti contorni e linee spigolose. 

Grazie all’utilizzo del colore, metteva in risalto i muscoli, gli occhi, oltre naturalmente alle parti legate alla sessualità. Nei suoi disegni convivevano sensualità, malattia e morte. 

I soggetti preferiti di Schiele erano l’uomo e la donna. La posizione delle persone raffigurate era sempre scomoda, strana, diversa, fragile, fragile così com’era e come è l’animo umano. 

I personaggi da lui ritratti sembravano quasi non essere umani ma rigidi manichini, con pose del tutto innaturali. Usava le braccia, le mani per mostrare le emozioni interiori, il disagio.

Il disagio interiore, il suo, come quello di ogni essere umano, lo esprimeva attraverso i corpi e attraverso le deformazioni delle figure utilizzando delle linee nervose, dei colori forti e violenti,  prediligendo il rosso, il marrone, il nero e il giallo.

Il disagio di Schiele era soprattutto di natura sociale, derivato dalla rigidità della società e dalle autorità del tempo. L’introspezione psicologica che Schiele voleva inserire nei suoi quadri, quel sentimento di disagio interiore in relazione al mondo circostante, era un tema che, in quel periodo storico, stava iniziando ad emergere, grazie alle teorie rivoluzionarie di Sigmund Freud, secondo il quale l’inconscio, influiva in maniera determinante sul comportamento umano e sulle interazioni tra gli individui.

Naturalmente non tutti avevano capito il vero significato delle sue opere, c’era chi vedeva solo delle immagini di nudi, e come ben possiamo ipotizzare, le opere di Schiele, non tardarono a creare scalpore e ad essere persino etichettate come immagini scioccanti, indecenti, pornografiche.

L’Austria di inizio Novecento aveva una mentalità ancora troppo rigida, era di fatti ancora legata all’arte delle Accademie, un’arte fatta di schemi e di canoni ben precisi. 

Sono passati più di cento anni dalla sua morte e l’arte di Schiele crea però ancora scandalo.

Nel 2018, difatti, in occasione del centenario della morte di Schiele, i musei austriaci avevano organizzato una serie di mostre dedicate a lui.

Per sponsorizzare l’evento, l’ufficio del turismo austriaco aveva riprodotto, alcuni dei suoi disegni più conosciuti, a figura intera ed integrale, su dei cartelloni pubblicitari da esporre nelle principali metropolitane europee. A Londra però, tali opere, vennero rifiutate perché considerate troppo audaci e anti estetiche, ritendendo indecente mostrare del nudo in luoghi frequentati anche da bambini. 

A questo punto le istituzioni viennesi, risposero con dei cartelloni pubblicitari fatti ad hoc. 

La versione finale di questi nuovi manifesti, consegnati in tutta Europa, mostrava la nudità ,coperta totalmente, da un testo che diceva Sorry, 100 years old but still too daring today” SEE IT ALL IN VIENNA” (Scusa, sono vecchio di 100 anni, ma ancora troppo audace”, Vieni a vedermi per intero a Vienna. )

Sicuramente le istituzioni viennesi hanno saputo volgere il torto subito da Londra a loro vantaggio. Oscurando le immagini e invitando il pubblico a recarsi a Vienna per poter ammirare per intero quelle determinate opere, hanno sicuramente incrementato l’interesse e la curiosità dello spettatore.

Vietato vietare. Se qualcosa è proibito, nascosto, non lo si desidera di più?

Questa vicenda ha scaturito una pubblica discussione sul tema del nudo e sulla censura nel mondo dell’arte, sollecitando tutti a dire la propria idea sui social, con l’Hastag #ToArtItsFreedom, frase derivante dal motto degli artisti della Secessione viennese “Ad ogni età la sua arte, ad ogni arte la sua libertà”.

“Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quando è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è porco”.

Queste le parole dello stesso Schiele, che più di cento anni fa esprimeva così il suo pensiero. 

Oggi più che mai questa frase non può che essere attuale. Mostrare il corpo, nella sua totalità, mostrarlo per quello che è, bello, brutto, magro, grasso, con tutte le imperfezioni. 

Il corpo è parte integrante del nostro essere, della nostra storia, del nostro essere differenti, speciali e perché no, fieramente diversi. 

Simona Signoriello

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