IL BIKINI

Una bomba sulla spiaggia 

Cosa pensereste se vi dicessero che il primo bikini della storia risale al periodo romano e che a “lanciare” invece il modello che noi tutti conosciamo non fu uno stilista bensì un ingegnere francese?

Facciamo un po’ di chiarezza, un piccolo passo indietro…

Seppur non possediamo reperti storici di quello che, con un po’ di fantasia, possiamo considerare il prototipo del bikini, abbiamo delle sue raffigurazioni.

In Sicilia, vicino la città di Enna, a pochi chilometri da Piazza Armerina, in un antico edificio romano del I-II secolo d.C., nella Villa del Casale, vi sono numerosi mosaici tra cui quello in cui sono raffigurate delle giovani donne. Queste donne indossano dei costumi a due pezzi, una sorta di bikini.

Non sono però raffigurate al mare o in spiaggia ma impegnate in giochi sportivi, quindi non sono altro che delle atlete. Lo scopo di quel “bikini” era ben diverso dal nostro, veniva indossato per avere una maggiore libertà nei movimenti ginnici e non per la tintarella.

Per avere il primo vero bikini bisognerà aspettare qualche secolo, precisamente l’anno 1946.

Il bikini per noi oggi rappresenta un indumento normalissimo, un capo d’abbigliamento come un altro ma non è stato sempre così. In passato ha creato non poco scalpore, fin dalla sua uscita, avvenuta il  5 luglio del 1946.

A lanciare sul mercato questo capo d’abbigliamento fu Louis Read, un ingegnere automobilistico che aveva rilevato l’attività di lingerie della madre. 

L’idea gli venne osservando delle donne sulle spiagge di Saint Tropez che per assicurarsi una migliore e maggiore abbronzatura sui propri corpi, erano solite accorciarsi i costumi.

Perché allora non realizzare un costume più piccolo in grado di soddisfare quel tipo di esigenza?

E fu così che Read disegnò il suo modello di costume, a due pezzi e di dimensioni molto più ridotte. Lo lanciò sul mercato, facendolo indossare alla modella e danzatrice Michelline Bernardini. 

Il suo bikini consisteva in quattro triangoli di tessuto, di circa trenta pollici, con una fantasia che richiamava quella dei quotidiani. 

Non a caso Read scelse per questo nuovo indumento il termine “bikini”; si ispirò infatti alla Bikini Atoll, una serie di isole su cui gli americani in quegli stessi anni stavano svolgendo dei test nucleari. 

Presentare il suo bikini, in quegli anni, era un po’ come sganciare una bomba sulla società, fu una grande novità e come tutte le novità tardò ad essere subito accettata.

Il bikini venne subito bandito da tutte le spiagge e dai luoghi pubblici della costa francese, della Spagna, del Portogallo, del Belgio, dell’Australia, di molti Stati d’America e naturalmente anche dell’Italia dove il Vaticano lo definì addirittura “peccaminoso”.

Dovettero passare molti anni prima che il bikini venisse accettato da tutti. Le cose iniziarono a cambiare quando alcune modelle e attrici famose iniziarono ad indossarne uno, come Rita Hayworth, Brigitte Bardot, Ursula Andress. 

Ma perché il bikini creò così tanto scalpore?

Gli anni in cui fu lanciato il bikini erano quelli in cui la figura della donna era ancora legata all’immagine di angelo del focolare, della moglie casta, ubbidiente, che restava a casa a badare ai figli e alle faccende domestiche, una donna sottomessa al marito e che viveva in un sistema patriarcale. 

Con la nascita del bikini l’immagine della donna venne stravolta; il bikini metteva in risalto il corpo femminile, le sue curve, la sua femminilità. La donna poteva ora mostrarsi così come era, indossare ciò che voleva, il bikini era diventato sinonimo di libertà, era una presa di coscienza di sé e del proprio corpo. 

Tutte le donne, se avessero voluto, avrebbero potuto indossarlo, erano libere di scegliere.

Sono ormai passati molti anni da quando un semplice capo d’abbigliamento aveva fatto notizia e creato scalpore.

La storia sembra però ripetersi, seppur “in abiti diversi”. 

Ieri bikini oggi il burkini.

Poche settimane fa il sindaco del comune di Monfalcone in una lettera inviata alla comunità islamica ha vietato alle donne di indossare sulle spiagge il burkini, il loro tipico costume da bagno formato da pantalone, tunica e cappuccio. 

La motivazione? È stato ritenuto “inaccettabile” il fatto che le donne musulmane entrassero in acqua con i loro “vestiti”, in quanto ritenuto indecoroso. 

Ma allora cos’è che turba davvero le persone? In cosa consiste il decoro? Nell’essere troppo coperti o troppo scoperti?

Simona Signoriello

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